E anche la ragione non sta mai da una parte sola.
"Le aquile della notte" ne sono un esempio.
Chi sarà il colpevole? E perché è stato ucciso un ragazzo? Errore, vendetta, crimine, incidente?
Avere vent'anni cent'anni fa era già essere uomini e donne, fatti e finiti molto spesso. Si partiva per la guerra (in Abissinia), ci si sposava e si facevano figli a ripetizione, si sottostava forse di più a regole ferree ma anche inopportune e sbagliate.
Anita Bo e Sebastiano Satta Ascona si trovano nelle Langhe per motivi quasi famigliari (di lui) ma il numero di Saturnalia deve ugualmente uscire e quindi metà della giornata dovrà essere dedicata alla scrittura delle novelle del nuovo numero. Ovviamente qualcuno dovrà pur dattilografare le traduzioni. E chi se non la quasi perfetta dattilografa in odor di matrimonio? Le occasioni per stare soli non saranno tantissime ma sicuramente i due sono perfettamente in grado di creare le situazioni più (in)opportune per confrontarsi sulle nuove frequentazioni campestri e poco legali che hanno incontrato in questa vacanza di lavoro.
A fare da contorno (o anche da companatico), un gruppetto di ragazzotti poco più giovani di Anita che si incontrano clandestinamente prima dell'alba, sono un manipolo di boyscout, resi illegali dalle leggi fasciste, e un gruppo di adulti autoctoni che si riuniscono in una cantina a suonare il proibito jazz bevendo alcolici.
Insomma, il delitto verrà scoperto dalla ormai nostra coppia di detective, verrà raccontato ovviamente su Saturnalia, mascherato da traduzione di un racconto americano e il colpevole è... no, non è il maggiordomo!
p.s.: non vedo l'ora che esca il quinto volume per sapere come va a finire. No, non il giallo, ma l'intesa tra Anita e Sebastiano.

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