E' passato quasi un anno, la settimana di carnevale dello scorso anno è stata quella che aveva visto chiudere le scuole per il Covid in via precauzionale per tutta la settimana, dal mercoledì delle ceneri in poi in quelle zone dal rito romano, dal lunedì antecedente dove c'è il rito ambrosiano.
Io continuavo ad andare in ufficio, avevo un paio di giorni di ferie per andare da mia madre ma non ci siamo andati, l'affollamento sul treno iniziava a ridursi vistosamente e cominciavano ad apparire le prime mascherine.
L'inaspettata vacanza scolastica si è trasformata in rudimentali tentativi di DAD a partire dalla settimana successiva, filmati su youtube, videochiamate su whatsapp e quando l'ingegnosità degli insegnanti era riuscita a organizzare con i pochi mezzi a disposizione. In ufficio, iniziava la "corsa agli armamenti agili", pc portatili per tutti da settare, indagini a tappeto su chi aveva a disposizione linee internet domestiche o cellulari aziendali.
Era l'ultima settimana di febbraio 2020, oggi finisce la penultima. I ragazzi hanno cambiato le loro abitudini, chi si è abituato alla didattica a distanza, chi non lo dà a vedere ma rinasce se va in classe, anche se la sveglia lo disturba molto, gli insegnanti si arrabattano con 13 allievi in aula e 13 dietro un monitor, le linee internet sono intasate, i genitori fanno videocolloqui.
Io ormai ho colonizzato il tavolo della sala col un pc portatile che portatile non è, ho superato i 210 giorni di lavoro da casa consecutivi, con esclusione di quelli di ferie, parlo con un monitor senza nemmeno l'emozione della videochiamata perché le linee aziendali sono lente e instabili, ho abolito l'uso della carta se non per brevissimi appunti, ho migliorato l'uso dell'italiano per potermi far capire dai miei interlocutori, abolendo i pronomi di luogo qui, qua, lì, là e imparando a guidare gli occhi dei colleghi tra "in basso a destra, usa il menu a tendina della quarta righa e seleziona la quinta opzione", quasi una guida per ciechi in una caccia al tesoro.
E sono stanca.
Oggi lavoro anche se è il venerdì grasso ambrosiano, i ragazzi sono "a casa" da scuola, ovvero non fanno nemmeno lezione a distanza, tanto in giro dove si va? Piove, fa freddo, non si può sconfinare dalle regioni, i negozi non sono mai stata la mia meta prferita per una gita in giornata, i ristoranti sono aperti solo a pranzo e le piste da sci ancora giustamente proibite.
I sacrifici sono tanti ma non sono di tutti e quando ci sono deboli riaperture i contagi riprendono perché non c'è verso di far capire alle persone che solo i comportamenti cauti possono consentire una lenta ripresa senza che diventi mortale. Mi mancano i pomeriggi di ricamo con le amiche, le uscite in libertà, le birre fino a tardi e mi mancheranno ancora per molto ma non sono costretta a tacere perché il mio pensiero è contro quello di Stato, non devo scappare in un rifugio al suono di un allarme, non fatico a trovare beni alimentari. Forse questo troppa gente non l'ha ancora capito.
Come ti capisco, potrei sottoscrivere per intero tutto, tranne il discorso dell'ufficio, per la mia sanità mentale e di quelli di casa da parecchi mesi ci sono tornata, e bene che ci sto! Mi prende male quelle giornate che per forza maggiore devo stare in casa davanti ad un pc e giocare al giocoliere, tra compiti, lavoro e le inevitabili distrazioni presenti in casa. Ma il resto del mondo non la vuole capire, quindi anziani in giro, bar pieni e noi chiusi in casa, sob!
RispondiEliminaAnna
Il resto del mondo non capisce, hai perfettamente centrato il problema, tutti concentrati sull' "io" e diventano tutti "hi-ho"
EliminaRoberta