lunedì 4 gennaio 2021

Ricatti

Seguito di "Nina sente", il secondo romanzo giallo di Claudia De Lillo non mi ha convinta del tutto nonostante la scorrevolezza dello stile di scrittura.

Nina continua a fare l'NCC con la Mercedes lasciatale dal padre, in peggioramento a causa della demenza senile, più collaborando con Uber che altro. Durante servizio incontra Tony Colombo, ricco e sborone private banker della città meneghina, che le propone un lauto contratto da dipendente con il vincolo dell'esclusiva. 

Viste le necessità economiche, Nina accetta, se pur con qualche riserva, ma si ritrova invischiata in conversazioni che non vorrebbe sentire e, soprattutto, accompagna su e giù per l'Italia personaggi decisamente subdoli o dalla condotta non certo esemplare, frastornata da una miscellanea di odori che saranno, in qualche modo, ancora una volta il filo conduttore della storia.

Ho trovato l'inizio lento e un po' ingarbugliato, con storie che fanno da contorno ma che si perdono via, o così mi è sembrato, probabilmente anche perché non ero in un periodo favorevole alla lettura e, quindi, distratta. L'ultimo quarto del libro, invece, sembra quasi una rincorsa contro il tempo per concludere velocemente la storia.

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