Ci sono giornate che sono da incubo.
Ti alzi alle 5.30 per preparare il pranzo e riuscire a prendere il treno delle 7.00.
Però prendi quello delle 6.29 con 30 minuti di ritardo e con la ventilazione forzata. Calda.
Cerchi di scendere alla stazione giusta ma dopo aver cortesemente chiesto a monopattinisti e ciclisti di spostare i loro mezzi per farti passare (ma quanti erano?)
La prima scala mobile è fuori servizio. Strano.
Barcolli già stanca fino all'ufficio.
I condizionatori non vanno, scrivi mandi subito la segnalazione al responsabile dello stabile e non sono ancora le 8.
Iniziano a funzionare intorno alle 10 ma intanto nella stanza sudi a 30° che dopo qualche ora scenderanno stabilmente a 29° e mai sotto.
Sono le 17, te ne vai in stazione rasentando i muri per beneficiare di quei 30 centimetri di ombra a 35° (no, non ci sono mezzi dall'ufficio alla stazione, solo i piedi, con qualunque condizione meteo, allagamenti del Seveso compresi).
E quando sta per arrivare il treno, per sbaglio guardi la app e c'è stato un investimento di una persona a Vanzago-Pogliano.
Arriva il treno, sali, anche lì la ventilazione è "garantita" da un finestrino aperto (nel 2026) ma almeno tu siedi. Annuncio: "il treno si ferma per un tempo indefinito a Milano Certosa per bla bla bla".
"Signori, se vi spostate nelle altre carrozze c'è l'aria condizionata" avvisa il capotreno a cui abbiamo chiesto di aprire qualche finestrino in più. Anche no, vorrebbe dire stare in piedi stipati ascella contro ascella con perfetti sconosciuti.
"Si avvisano i signori passeggeri che il treno termina la sua corsa a Milano Certosa". Nel NULLA metropolitano dal punto di vista dei trasporti.
Non vengono date soluzioni alternative, non vengono fatti fermare carri bestiame in transito per caricare centinaia di persone e portarle almeno alla stazione successiva.
Scattano le opzioni successive, chi si organizza e divise un taxi, chi chiama parenti e amici implorandoli per un recupero, chi - dopo quasi un'ora - torna a Milano con lo stesso treno per arrivare a una metropolitana.
Siamo fermi a Certosa da un'ora e mezza, le panchine si contano sulle dita di una mano, qualcuno si siede sul marciapiede con le gambe a penzoloni sui binari.
Forse arriva un treno intorno alle 19.15.
Nel frattempo mio figlio aveva contattato il padre per farsi venire a prendere e ci ha portati a casa, dove ho messo piede quasi 3 ore dopo essere uscita dall'ufficio.
24 km, nessun piano B per le emergenze, nessuna panchina, nessun ristoro.
E l'aria condizionata rotta anche a casa ma quella è colpa mia.

Nessun commento:
Posta un commento
I commenti anonimi non sono permessi e pertanto, se effettuati, verranno considerati spam.