L'ho letto in due giorni. Un acquisto quasi compulsivo avvenuto qualche settimana fa, colpita dal nome dell'autrice, la fila di volumi esposti all'ingresso della libreria del RhoCenter.
"È un cognome friulano" mi sono detta. Ho letto la trama sull'aletta della copertina e ho sentito una vibrazione positiva.
Ebbene sì, l'autrice è friulana e in questo romanzo racconta la storia e il sodalizio di tre adolescenti, una cresciuta in un paesino sul Tagliamento e due nella Udine di fine ottocento.
Nomi di vie, personaggi realmente esistiti mi hanno riportato alla mente cose conosciute, ricordi d'infanzia, un esercizio mentale di ricerca e ricordi.
Ma la storia di tre giovani donne che non stanno alle regole dell'epoca, poco diverse da quelle di oggi, che lottano per la loro indipendenza e per la loro identità, spesso vittime di uomini gretti e retrogradi dai quali si vogliono affrancare è quello che mi ha colpito, il loro sodalizio segreto per la difesa di quelle donne che non hanno avuto la stessa loro determinazione.
Un Friuli a metà tra l'annessione all' Italia e il dominio asburgico, fatto di siori e di contadini, della prima illuminazione cittadina elettrica a opera di Arturo Malignani e la visita dell'imperatrice Sissi, il teatro della Duse e i sogni che si avverano.
Inizialmente ero perplessa per gli incroci stretti tra realtà storica e racconto di fantasia ma poi ha prevalso la curiosità di sapere "come va a finire".
La scrittura è essenziale, priva di fronzoli, le rare incursioni in friulano non mi hanno stupita ma per chi non lo capisce forse sarebbero state opportune le note di traduzione.
Comunque ne è valsa la pena.

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