Tutti i giorni la sveglia suona tra le cinque o le sei, a volte l'insonnia però mi coglie alle quattro.
In ufficio, la giornata è lunga e intensa, densa di imprevisti, probabilità e cose da fare e non bastano le sette ore e mezza di orario e nemmeno quell'una o due in più che aggiungo quasi tutti i giorni.
Quando poi, per una volta, esci puntuale, ci si mette il sistema ferroviario a farti tornare a casa nel triplo del tempo, da 40 a quasi 120 minuti.
Non salto più i fossi per la lunga, non avendo i vent'anni di trentadue anni fa, e inizio ad accusare il colpo.
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