Pensavo che ci avrei messo molto meno a leggere il nuovo libro di Alessia Gazzola ma invece sono passate tre settimane da quando l'ho iniziato.
Me lo sono voluta godere, con i flashback, i conflitti interiori, una storia di una ragazza madre che gira per Verona in bicicletta, la bici gialla sulla copertina come la mia bici gialla sotto il portico condominiale, entrambe col seggiolino per bambini, entrambe madri single, entrambe con la decisione da prendere su un nuovo lavoro, una nuova destinazione.
Del libro, mi ha particolarmente colpito una frase in uno degli ultimi capitoli: "Rispondo con un cenno del capo e, quando la porta si chiude alle sue spalle, mi faccio un piantino. Uno sfogo di solitudine e amarezza insieme, del senso di fallimento di chi nella vita è arrivato sempre secondo, è sempre stato il piano B di qualcun altro e non è mai valso la pena di un atto di stravolgimnto.
Ma quel che è peggio non è il dolore retroattivo, bensì la previsione che tutto ciò non è destinato a cambiare.". Praticamente me.
Quasi tre settimane fa sono andata alla presentazione del libro e non poteva mancare la foto d'ordinanza, anche se io faccio proprio schifo, e la dedica sulla mia copia.
Ora tocca aspettare come evolverà la vita professionale e affettiva di questa ragazza in cui tanto mi sono riconosciuta.



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