Il tenente Roversi è stato trasferito dalla sua Emilia in Sardegna e si trova ad affrontare un complesso caso: uno sconosciuto viene trovato morto nella campagna sassarese, privo di effetti personali e documenti, il volto distrutto dalla fucilata che l'ha ucciso.
Forse.
Perché si sa che niente è in realtà mai come sembra.
Si scopre che la vittima era un giornalista torinese che stava facendo un'inchiesta sulla condizione mineraria dell'isola (siamo agli inizi degli anni '60), che aveva contatti con una cricca di notabili locali, che aveva anche cambiato obiettivo durante la sua permanenza e che stava cercando un pittore, anch'egli scomparso misteriosamente.
A supportare il tenente nelle indagini, oltre a ovviamente i collaboratori in divisa, la fidanzata Caterina, il quasi cognato Michele, factotum di don Luigi, don Luigi Gualandi stesso e, quali preziosissimi informatori, gli avventori dei bar locali, come da protocollo della provincia italiana.
Il tenente risolverà l'intricato caso principale, anche se gli era stato sfilato da sotto il naso dai comandi centrali, con le tecniche investigative di 60 anni fa, tanto acume, collaborazione e un po' di fortuna, il manesco e sedicente fidanzato di Susanna, amica di Michele, prende il largo, la festa di carnevale dà un opportunità per approfondire le indagini "sotto mentite spoglie" e vissero tutti felici e contenti.
Il libro mi è piaciuto, la lettura scorrevole, la trama ben ingegnata e il tuffo nel passato mi hanno fatto divorare le quasi 350 pagine in meno di due giorni. Ora devo resistere alla tentazione di acquistare gli altri libri della serie.
Dov'è la libreria più vicina?























